Adolescenti

(L’esperienza del gruppo giovanissimi durante l’Avvento)

Vivere l'Avvento in maniera attiva.

È questo ciò che è successo a noi del gruppo giovanissimi durante i dialoghi nelle prima e terza domeniche d' Avvento.

Abbiamo improvvisato praticamente tutto quello che abbiamo detto; certo copioni o dialoghi falsi costruiti da altri sarebbero stati molto comodi, ma non sarebbe stato lo stesso. Avevamo solo steso qualche idea sui punti principali del discorso, cercando di unire il tema della data domenica con l'argomento dell'adolescenza, provando a mostrarne alcune sfaccettature.

La tela bianca dipinta al momento da noi adolescenti poteva avere diversi significati: uno spazio libero su cui colorare il nostro futuro, magari improvvisamente, al momento, o semplicemente tutti i colori stesi potevano indicare le emozioni, che talvolta possono mescolarsi e intrecciarsi in modi che nemmeno riusciamo a comprendere.

L’aquilone che vola alto nel cielo e che sembra volersi staccare da quel filo che lo sorregge voleva esprimere il nostro crescente bisogno di libertà che ancora non conosciamo bene.

Noi adolescenti siamo come bambini impazienti e vogliosi di crescere, esplorare, diventare grandi, ma siamo, allo stesso tempo, adulti che hanno una folle paura di continuare a maturare, col desiderio di tornare piccoli e dimenticarsi dei problemi, che a volte sono pure più grandi di noi.

La gioia di essere se stessi, di non avere maschere: la settimana ad Assisi era improntata su questi valori e sul fatto di farsi accettare per come si è, senza il bisogno di mentire o di costruire in noi un'altra persona. Il tema è stato ben scelto, dato che buona parte di noi adolescenti fa fatica a presentarsi ai coetanei nelle proprie diversità e stravaganze. Ad Assisi abbiamo capito che sono proprio queste ultime due a renderci unici ed originali.

Partendo da questo presupposto siamo riusciti a legare con persone provenienti da tante città differenti e a trovare ragazzi e ragazze che magari condividevano qualche nostra unicità: il tutto in un clima di accoglienza e serenità. Non ci siamo esclusi a vicenda, così come non abbiamo cercato di stereotipizzare chi non conoscevamo. Dopo pochi giorni, tutte le maschere che indossavamo sono cadute e i sorrisi portati da vecchie e nuove amicizie si sono dipinti sui nostri volti.

Tutto ciò senza dimenticare il forte avvicinamento al Signore che abbiamo ricevuto durante la settimana, seguendo le tappe della vita di un uomo benestante che ha rinunciato a feste, banchetti, abiti costosi e ad ogni genere di lusso per seguire la strada che Dio aveva tracciato per lui, mescolandosi ai più poveri e umili. Quest'uomo si chiamava Francesco ed è Santo perché decise di buttare via la sua maschera da ragazzo ricco e perfetto e di mostrare il suo vero volto: quello tenero e compassionevole che ama il Signore.

(Giulia Mauro) - Zelda