La parrocchia

 

UNA CHIESA CHE EVANGELIZZA


Nel ritiro del 10 settembre 2016, il Consiglio Pastorale Parrocchiale si è dato un programma con questo titolo, come effettivo impegno di una chiesa particolare che cammina insieme a quella universale. Infatti si è partiti da alcuni spunti tratti dall’esortazione apostolica “Evangelii Gaudium” e dall’enciclica “Laudato Si” di papa Francesco, ma anche tenendo conto del cammino dei frati, con la Lettera del Ministro Generale fra Marco Tasca dal titolo “Fare unità nella missione”. Nei lavori di gruppo si sono rilevati alcuni impegni concreti da vivere come comunità cristiana, sia all’interno dei gruppi parrocchiali che a livello di famiglie nella parrocchia.

 

Ecco i punti principali:

  • Se siamo felici, siamo missionari;
  • L’importanza della gioia e della gratitudine, perché sono contagiose;
  • Maggiore inter-attività tra i gruppi parrocchiali;
  • Mantenere un fecondo legame con le famiglie dei ragazzi nel cammino di fede, anche attraverso dei convivi;
  • Maggior legame dei giovani universitari con altri delle altre parrocchie della Diocesi;
  • Organizzare degli incontri di approfondimento sulla “Laudato Si”;
  • Evitare di fare la spesa nei giorni festivi.

La Parrocchia non è una realtà autonoma ed indipendente; solo la Diocesi è una Chiesa che ha una particolare autonomia ed è guidata dal Vescovo (o arcivescovo, come nel caso di Trieste), quale successore degli apostoli che, insieme agli altri vescovi delle varie diocesi del mondo intero, sono coordinate dal papa, il quale, essendo vescovo di Roma, presiede all’unità della Chiesa universale. Quindi la nostra parrocchia di san Francesco d’Assisi risulta essere un membro specifico del corpo che è la Diocesi di Trieste, guidata da mons. Giampaolo Crepaldi. Il parroco è nominato e incaricato dal vescovo, perciò agisce in suo nome e per suo conto. E’ bene che il parroco si avvalga dei fedeli laici e dei religiosi presenti nel territorio, sia in senso collaborativo che corresponsabile, anche se la responsabilità ultima (catechetica, liturgica, caritativa, spirituale, amministrativa ed economica) cade unicamente su di lui.

All’interno della diocesi di Trieste, le parrocchie sono raccolte in piccoli nuclei chiamati “Decanati”, per meglio lavorare tra parrocchie vicine. Noi facciamo parte del Decanato di “s. Antonio Taumaturgo” che, oltre alle due parrocchie già menzionate, comprende le parrocchie di S. Giovanni Decollato, Ss. Pietro e Paolo, Sacro Cuore di Gesù, Immacolato Cuore di Maria, S. Agostino e S. Giuseppe (Ospedale Maggiore). Il decano attuale è don Fabio Gollinucci (parroco di Ss. Pietro e Paolo).

 

agg. gennaio 2017

“La salvezza personale non mi basta più

ho scelto un Credo essenziale”

 

Vorremmo proporre per quest’anno pastorale, accanto agli altri cammini già avviati, anche un momento di incontro dedicato agli “universitari” (18 - 30 anni).

Il filo conduttore saranno alcuni brani evangelici che ci accompagneranno alla scoperta di un Gesù “Outsider” per i suoi contemporanei e che ci invita a fare nostro quello stesso stile di vita. Un outsider che non è un “disobbediente”, ma è chi riesce a “vincere” grazie ad uno stile unico e tutto proprio e che spesso ai più appare sbagliato o poco convenzionale.

Non mancheranno momenti di condivisione e confronto per non farci dimenticare che spesso quello che ci appare insormontabile, se affrontato assieme, diventa la soluzione più naturale.

Per chi fosse interessato può rivolgersi al Parroco, P. Gabriele.

 

“Noi siamo i diversi per la statistica

distanti universi in questa società

ma quanto ci accomuna la nostra unicità! “

Dopo la S. Messa delle ore 10.00 che cosa fare? Dove ritrovarsi?

La proposta di incontrasi in Fraternitas per un caffè, per un saluto, per condividere eventi, situazioni personali, momenti belli e meno belli, in una parola per stare semplicemente insieme.

L’invito è rivolto a tutti, giovani e meno giovani per sentirsi ancora comunità, ancora famiglia, per scoprire che è bello condividere un po’ di tempo insieme.

Riceviamo e pubblichiamo dai nostri frati in India una richiesta di aiuto a seguito dell’alluvione che ha colpito la regione del Kerala.

 

A causa delle piogge devastanti e delle inondazioni nello stato del Kerala, in India, un milione di persone sono rimaste senza un tetto, vestiti e cibo. Circa 350 persone hanno perso la vita. L'intero stato è quasi inaccessibile in quanto le strade sono state allagate o bloccate dai detriti dalle frane. I frati francescani conventuali della provincia di San Massimiliano Kolbe, con sede in Kerala, hanno aperto i conventi al popolo e attualmente ospitano più di 800 persone, quasi 700 proprio a Kolbe Ashram, (nostro Seminario maggiore). Per quando possiamo aiutare le persone con vestiti usati. Anche i frati hanno dimezzato, tagliando a metà, l'assunzione di cibo - condividendolo con i senzatetto. I frati forniscono anche le scatole dei pasti nelle aree che hanno subito la più grande distruzione. I nostri seminaristi (circa 150 in tutto il Kerala) hanno iniziato a lavorare tutto il giorno per aiutare a ripulire le case distrutte. Durante il loro servizio hanno trovato molto fango e muffa nelle case. Ci sono sempre ospiti indesiderati: i rettili, compresi i serpenti molto velenosi. A causa di questo la pulizia sta diventando pericolosa e molto lenta, anche se le piogge sembrano diminuire lentamente. [...]

Il più grande bisogno ora è quello di raccogliere più fondi possibili per raggiungere il maggior numero di persone possibile per offrire una mano. Con i fondi che riceviamo, possiamo con le competenze necessarie, aiutare a coordinare gli interventi di soccorso nelle aree colpite. Stiamo già coordinando con un’agenzia per fornire metodi di purificazione dell'acqua alle famiglie, lavorando per prevenire il colera e altre malattie trasmesse dall'acqua.

Abbiamo pianificato un'opera di sollievo a quattro fasi e attualmente siamo alla seconda fase:

  1. Fornire assistenza immediata alle vittime delle alluvioni: fornendo alloggio, cibo, panni, medicine e altri elementi essenziali.
  2. aiutare le persone colpite a pulire le loro case e continuare a fornire assistenza.
  3. Fornire strutture per l'acqua pulita. Stanno cercando di raccogliere fondi per acquistare fino a 1000 purificatori di l'acqua che costano circa 60 euro per uno. Jet Airways, la compagnia Aerea - ha accettato lo sconto del 10% sulle tasse e la dogana indiana non ci addebiterà alcuna tassa. In collaborazione con alcuni negozi di tessuti, possiamo offrire almeno due paia di vestiti nuovi nelle loro misure per quante più persone possibile in base ai fondi disponibili. Aiutare le vittime finanziariamente e fisicamente a riparare le loro case secondo il fondo disponibile.
  4. Organizzare dei campi con la presenza e assistenza dei medici e mettere a disposizione i frati-sacerdoti per la consulenza, se necessario, in collaborazione con gli ospedali, fornire l'assistenza con gli psicologi.

Per favore aiutaci ad aiutare i più poveri di Dio durante questo periodo di estremo bisogno. Per ogni donazione che offri per questa causa, non abbiamo nulla da offrirti eccetto le preghiere della nostra gente. Grazie e Dio vi benedica!

Fraterni e cordiali saluti, Fra Leo Payyapilly OFM conv

Ministro Provinciale

 

Per contribuire potete fare un bonifico al conto corrente della Parrocchia: IBAN: IT46D0103002233000001420619 con causale "emergenza Kerala" oppure tramite Carta di Credito 

In occasione della festa di S. Francesco (giovedì 4 ottobre 2018)

- alle 16.30: Sotto il porticato della Chiesa, ci sarà la benedizione degli animali,

- alle 18.30: Celebrazione per la festa patronale di S. Francesco

- a seguire: In oratorio, agape fraterna.

Da domenica 1 Luglio verrà sospesa la S. Messa delle ore 11.30.

Verrà ripresa domenica 16 settembre.

 

Camposcuola per il gruppi Giovanissimi

Loc. Baufie - Forni di Sotto (UD)

Da mercoledì 18 luglio a sabato 21 luglio

 

Camposcuola per i ragazzi dell’iniziazione cristiana

San Pietro di Barbozza - Valdobbiadene (TV)

dal 25 agosto al 1 settembre

 

Il foglietto domenicale riprenderà domenica 9 Settembre 2018

 

Buona estate a tutti!

E’ bello entrare in chiesa la domenica e sentire il nostro Coro che si prepara ad animare la liturgia. Noto dei volti sorridenti e gioiosi, al loro posto, pronti rendere la nostra liturgia bella e coinvolgente. Penso a queste persone che ogni martedì sera si trovano in chiesa per imparare e provare i canti, magari dopo una giornata faticosa di lavoro, magari in un ambiente non sempre riscaldato a sufficienza.

Mi chiedo: perché lo fanno? Non gliel’ho mai chiesto perché la risposta è scritta nei loro occhi e nel loro volto: la gioia di dire grazie al Signore, al suo amore che ci fa incontrare come comunità ogni domenica per donarci la sua Parola e il suo Corpo.

A volte chiudo gli occhi e mi sembra di vedere il Signore che sta in mezzo a noi, ci viene accanto, ci da una stretta di mano, un sorriso, felice di incontrarci.

Grazie per il vostro impegno, dedizione ed entusiasmo.

Grazie perché amate la nostra comunità, la desiderate bella, gioiosa, felice e riconoscente nell’accogliere Gesù.

Grazie per il vostro sorriso e la vostra gioia.

Grazie perché sapete coinvolgere nel canto e nella partecipazione all’Eucaristia anche i nostri bambini.

Grazie perché siete un dono.

Grazie perché ci siete sempre.

A me piace pensare che alla fine di ogni celebrazione Gesù viene accanto a voi e vi batte le mani, come noi facciamo qualche volta, per dirvi anche lui “Grazie” per aver aiutato la comunità ad accoglierLo nel dono della sua Parola e del suo Corpo.

Grazie!

Grazie per la bellissima Pasqua che ho vissuto con voi.

 

Grazie a voi giovani e meno giovani del coro che con amore, passione e sobrietà ci avete portati con il canto a immergerci e a gustare la storia della nostra salvezza per giungere ad inebriarci dello splendore di Cristo risorto. 

Grazie per il tempo che avete dedicato e donato nelle prove.

Grazie soprattutto per la vostra passione, il vostro entusiasmo, il vostro cuore.

 

Grazie a voi persone umili e silenziose chi avete preparato la chiesa, dalle pulizie alla sistemazione dei fiori: una stupenda pennellata per un quadro semplice ma nello stesso tempo affascinante.

 

Grazie a voi catechiste/catechisti che durante la Quaresima avete saputo coinvolgere i bambini e i ragazzi nel cammino verso la Pasqua. Ho notato con vero piacere che ognuno cercava di dare il meglio di sé con disponibilità e competenza: e i risultati si sono visti.

Grazie per il tempo e l’amore donato.

 

Grazie a voi genitori che ogni domenica accogliete e accudite ai bambini più piccoli facendoli sentire parte della nostra comunità.

 

Grazie a voi ragazzi più grandi del gruppo Giovanissimi per aver partecipato ogni domenica accanto e accompagnando i bambini.

 

Grazie a voi chierichetti che con impegno ed entusiasmo vi dedicate al servizio nelle varie celebrazioni superando tante volte la fatica o altri interessi.

 

Grazie anche a voi Frati per la vostra disponibilità nell’accogliere le persone soprattutto nel sacramento della Riconciliazione.

 

Grazie perché sento di far parte di una comunità viva che vuole crescere e maturare, capace a volte di lasciare strade sicure per accogliere le ispirazioni e la guida dello Spirito Santo.

 

Grazie!

P. Gabriele

I Remi - l’Amore, l’impegno

Altro elemento fondamentale in un veliero son i remi che facendo forza sull’acqua muovono e fanno andare avanti la barca. C’è un particolare molto importante da non trascurare: i remi devono essere presi e usati insieme, con un particolare ritmo, altrimenti la barca non si muove o meglio gira a vuoto.

I remi ci ricordano che in una barca è indispensabile lavorare insieme guidati dal ritmo del capovoga che nel nostro caso è Gesù. Occorre stare attenti e abituarsi al ritmo degli altri, occorre spendersi per gli altri, occorre sopportare il disagio del vento contrario, la fatica del mare agitato, certi che Gesù ci sostiene nelle avversità. E tutta questa fatica si chiama AMORE, cioè attenzione all’altro, ai suoi tempi, ai suoi bisogni perché la gioia più grande la si raggiunge quando si arriva alla meta insieme. Nella vita non si vince mai da soli, ma insieme.

Grazie Gesù, con te al mio fianco la fatica non mi spaventa! Tu mi insegni a remare, a darmi da fare per gli altri, tu mi insegni ad AMARE

Siamo pronti Gesù, ci vogliamo provare!
Vogliamo metterci ai remi e darci da fare.
Indicaci la rotta per non sbagliare,
dacci il ritmo per non rallentare,
stacci vicino per non mollare.
Con te al nostro fianco non temiamo la fatica,
non abbiamo paura delle onde, non ci scoraggia il vento.
Siamo pronti Signore, insegnaci a remare,
insegnaci ad amare.
Amen

Le Vele - Il Perdono

In ogni veliero le VELE sono indispensabili per raggiungere ogni meta. Nella nostra vita abbiamo bisogno di muoverci, di correre, raggiungere mete, obiettivi ed è indispensabile spiegare le vele.

A volte abbiamo paura di "prendere il largo", inoltrarci nel mare aperto e quindi in qualche modo ammainiamo le nostre vele e stiamo fermi. Non dimentichiamo che sul nostro veliero c'è Gesù che ha in mano il timone, che sa guidarci anche tra le onde e le tempeste. Dobbiamo avere fiducia in lui, dobbiamo fidarci di lui. E' il suo amore che soffia sulle nostre vele e ci fa andare sereni e fiduciosi.

Il PERDONO è la nostra capacità di spiegare le vele accogliendo tutto l'amore di Gesù che continuamente "soffia" per condurci nei sentieri che realizzeranno la nostra vita. Quando siamo incapaci o non vogliamo perdonare è il momento in cui "ammainiamo" le nostre vele e siamo fermi, immobili. Ci chiudiamo in noi stessi incapaci di cogliere l'ebbrezza del vento, dell'amore di Gesù.

Spieghiamo allora le nostre vele il più possibile per lasciarci sospingere dallo Spirito di Dio che è l'amore di Gesù per raggiungere la sua e la nostra Pasqua.

Signore,
infondi in noi la tua forza,
donaci la tua sapienza,
consigliaci la giusta via,
rendici capaci di andare in profondità,
insegnaci a distinguere il bene dal male,
ad amarti con cuore sincero
e renderti grazie ogni giorno
per le tue opere.
Amen

Il Timone - la Conversione
Tutti noi sappiamo che ogni imbarcazione ha bisogno di un timone per seguire una rotta stabilita. Senza timone si corre il rischio di girare sempre intorno senza arrivare mai alla meta.
Nel veliero che ci sta conducendo alla Pasqua c'è Gesù che ha sal-damente in mano il timone. Lui conosce perfettamente la meta, lui è un esperto capitano che conosce ogni insidia del mare, dalle tempeste, ai venti burrascosi, alle secche. Lui conosce perfettamente la nostra vita, i nostri momenti di difficoltà, di scoraggiamento, di fatica e di stanchezza. Lui sa come "tirarci fuori" da queste situazioni. Con lui al timone siamo sicuri.
Forse la cosa migliore da fare è affidare a lui la guida della nostra vita. A volte incontriamo capitani che ci promettono di guidarci sicuri e felici, ma scopriamo poi che non è vero, che era una illusione.
In questo periodo "esoneriamo" allora tutti coloro che vogliono prendere in mano in qualche modo la nostra vita e proviamo a lasciare il timone a Gesù. Scopriremo che lui non ci delude

Signore,
com’è facile perdere di vista le cose importanti,
smarrire la strada, ambire a facili traguardi!
Tu ci ricordi che la vita è un bene prezioso
e ogni giorno va vissuto in pienezza.
Aiutaci a seguire la tua rotta Gesù,
guida la nostra vita sulla via della verità
e perdonaci ogni volta che dubitiamo di Te.
Amen

Il Salvagente - la Parola di Dio

Nella nostra vita ci sono dei momenti in cui abbiamo l’impressione di non farcela più: siamo stanchi, affaticati, delusi e amareggiati ... ci sembra di affogare. Ed ecco qualcuno ci lancia un salvagente e la vita ritorna a scorrere in noi.

Il salvagente per tanti momenti faticosi a livello spirituale è la Parola di Dio: ci dà una mano, ci illumina, ci incoraggia, ci sostiene. E’ Gesù stesso che ci viene incontro mostrandoci la sua bellezza e il suo fascino.

Nel nostro cammino quaresimale siamo chiamati anche noi ad essere salvagente per le persone che ci stanno accanto attraverso un gesto di accoglienza, di rispetto, di aiuto, un sorriso, una stretta di mano

Oggi contempliamo Gesù trasfigurato, Gesù che mostra il suo vero volto, bellissimo, da incanto. I discepoli per un attimo hanno la possibilità di vedere la bellezza di Dio, una bellezza che sosterrà i discepoli nel momento in cui stanno per affogare di fronte alla morte di Gesù. Questa bellezza sarà il loro Salvagente.

Signore Gesù,

aiutaci a guardare la nostra vita con i tuoi occhi.

Come i discepoli, non sempre comprendiamo le tue parole,

ma abbiamo fiducia in Te Gesù.

Nei momenti bui tu porti la luce,

nelle difficoltà tu sei il nostro salvagente.

Insegnaci ad incontrarti ogni giorno nella preghiera

perché quando stiamo con Te ci sentiamo al sicuro.

Rendici capaci di portare al nostro prossimo la luce della speranza,

dacci il coraggio di essere noi stessi la corda di salvataggio

per chi ha bisogno di aiuto.

Amen.

Il cammino della Quaresima può essere rappresentato da un veliero, simbolo della nostra Comunità. Il veliero solca il mare tra le onde, simbolo della nostra vita, della nostra realtà di ogni giorno. Si va verso una meta: la Risurrezione. Ecco il senso della Speranza. In questo veliero abbiamo fatto salire Cristo. E' lui che ha in mano il timone, è lui che ci indica la rotta verso una vita pienamente realizzata, è lui che sa far tacere il vento e le onde.

La vita sul veliero, nella nostra comunità, ha i suoi momenti belli, ma anche i momenti meno belli. A volte si vorrebbe scendere e andarsene perché non è sempre facile stare insieme e accogliere persone diverse. A volte ci viene il "mal di mare" e il viaggio può diventare insopportabile...

E' il momento di ricordarsi che con noi c'è Gesù che sa calmare il vento e le onde (le nostre difficoltà, le nostre paure, i nostri momenti difficili) che sembrano travolgerci.

Gesù ci chiederà di fidarci di lui, di seguire la sua via, di farci guidare da lui, di darci da fare come lui e amare come lui.

In questa prima domenica di Quaresima alcuni ragazzi della catechesi portano all'altare un'ancora per indicare che è il momento di tirarla su e di salpare. Sull'ancora una parola: "Libertà" perché ora siamo liberi di prendere il largo e di lasciarci guidare da Gesù nel cammino verso la Pasqua. L'ancora vuole rappresentare tutte le cose che ci appesantiscono, ci costringono a star fermi incapaci di muoverci.

Ecco l'impegno: vogliamo lasciare tutte le cose che ci frenano nel nostro cammino per sentirci liberi, liberi come Gesù nel deserto delle tentazioni. Liberi di nutrirci non solo delle cose, del "pane" di ogni giorno, ma anche del "pane" vero, della Parola di Dio, del Corpo di Gesù. Liberi di fidarci di Dio senza il bisogno di metterlo alla prova o di ricattarlo. Liberi di aderire ed essere fedeli al suo amore senza il bisogno di inginocchiarci di fronte ai tanti nostri piccoli o grandi idoli.

 

(I nostri catechisti per questa Quaresima si sono ispirati ad una proposta della Diocesi di Fossano rielaborandola parzialmente).

Venerdì 1 dicembre alle ore 20.30, primo incontro del corso per coppie di fidanzati in Preparazione al Matrimonio.

Chi è interessato può rivolgersi al Parroco P. Gabriele

Il cammino parrocchiale è iniziato attraverso le sue molteplici attività. Ho visto con immensa gioia e gratitudine quante persone dedicano e offrono il loro tempo, la loro competenza e soprattutto il loro amore per la comunità parrocchiale.

 

Penso a voi Consiglio Pastorale. Il vostro compito è fondamentale e indispensabile in una parrocchia. Avete il compito di guida, sostegno e testimonianza all’interno della comunità parrocchiale. Siete stati scelti nella comunità e a voi si richiede un impegno in prima persona. A volte il cammino della comunità non è sempre coerente e gratificante, ma non dovete mai perdere la speranza perché tutto il nostro servizio si fonda in Cristo, speranza che non delude mai. Grazie.

 

Penso ai catechisti, una bella squadra numerosa ed entusiasta che si prende cura dei bambini e dei ragazzi per accompagnarli nel loro cammino di fede. Avete un compito meraviglioso. A voi dico: vi a ammiro, vi stimo e ho grande fiducia in voi. So che il cammino non sarà sempre facile soprattutto a volte nella relazione con le famiglie, ci saranno incomprensioni, momenti di stanchezza e di delusione. In quei momenti guardate gli occhi e il sorriso dei vostri bambini e ragazzi e tutto si appianerà perché in quegli occhi e in quei volti sorridenti si cela il volto di Gesù. Aiutate i bambini e ragazzi a vivere una bella esperienza di comunità e di chiesa. Fateli sentire protagonisti e felici di conoscere Gesù e il suo messaggio. Grazie.

(Bellissimo il poster in chiesa per l’inizio dell’anno catechistico. Seminiamo “la nostra fede”. Complimenti alle autrici.)

 

Penso a voi animatori del gruppo Giovanissimi. Avete un compito anche voi importante e nello stesso tempo molto delicato: accompagnare ragazzi/e in un momento particolare della loro vita: l’adolescenza. Vi siete accorti della loro bellezza, delle loro potenzialità ma anche della loro fragilità. Sono bellissimi perché stanno sbocciando alla vita, stanno cercando non senza difficoltà il loro cammino, il loro futuro. Hanno bisogno di essere accolti sempre e comunque, riconosciuti, stimati e amati incondizionatamente. Sono un po’ come Francesco di Assisi che chiedeva “Signore che cosa vuoi che io faccia?”. A voi il compito di aiutarli con delicatezza e amore, con autorevolezza e disponibilità a dare una risposta a questo interrogativo fondamentale. Non siete un gruppo numeroso ma sono sicuro che con il tempo altri giovani si uniranno a voi. Grazie.

 

Catechisti e animatori aiutate i bambini e ragazzi a sentire l’Oratorio come casa loro. All’Oratorio possono venire quando vogliono per trascorrere qualche ora nel gioco, per mangiare una pizza, semplicemente per incontrarsi.

(P. Gabriele)

(Continua....)

Penso a voi animatori dei gruppi famigliari. Voi sapete quanto è  importante specialmente oggi accompagnare le famiglie nel cammino cristiano. Le difficoltà non mancano. Abbiate cura di loro con accoglienza, amore e rispetto. Infondete in loro speranza e coraggio, forza e dedizione nel crescere i figli. Grazie per il vostro prezioso servizio.

 

Penso a voi animatori che accompagnate i genitori che chiedono il Battesimo per i loro figli. E’ un momento molto bello è delicato per queste coppie che diventano genitori e desiderano far nascere i propri figli alla vita Trinitaria con il Battesimo. Siate vicino nella gioia e anche nella loro fatica di inventarsi una nuova vita con la presenza dei figli. Grazie.

 

Penso a voi animatori di giovani coppie che desiderano celebrare il sacramento del matrimonio. A volte il “Corso per fidanzati” è visto come un peso o una cosa inutile. A voi aiutarli a cogliere e a maturare la bellezza e la grandezza del sacramento del matrimonio. Hanno bisogno della vostra accoglienza, testimonianza e della vostra preghiera. Grazie per il tempo e l’amore che donate.

 

Penso a voi operatori volontari della Caritas che con disponibilità e amore ascoltate le fatiche e i bisogni di tante persone per dar loro un aiuto, un conforto, la possibilità di ritrovare ancora una dignità nel vivere quotidiano. Risuonino sempre nel vostro cuore le parole di Gesù: “qualunque cosa avete fatto ad un mio fratello, l’avete fatto a me”.

 

Penso a voi animatori dei gruppi degli “anziani”. Spesso il carico degli anni porta non pochi disagi fisici ed esistenziali. Ecco allora il bisogno di sostenersi a vicenda per sentirci ancora insieme, per alleviare la fatica, per ritrovare quel calore di una mano, di un sorriso, di un abbraccio che con gli anni tendono ad esaurirsi.

 

Penso alle tante persone che si notano molto poco ma che sono preziosissime nel rendere la nostra chiesa, il nostro Oratorio, pulito ordinato e accogliente. E’ sempre bello entrare in chiesa e vederla pulita, ordinata e accogliente. Così pure per l’Oratorio. E’ importante che i nostri bambini e ragazzi sentano l’Oratorio come casa loro e lo frequentino volentieri. Grazie per questo umile servizio ma preziosissimo agli occhi di Dio.

 

Penso infine a tante altre persone che ancora non conosco ma so che in modi diversi, dalla preghiera al sostegno economico, sono presenti per fare della nostra parrocchia una vera famiglia.

 

Voglio ricordare anche le persone ammalate. Grazie perché con la vostra preghiera umile, silenziosa e a volte sofferta, sostenete il cammino della nostra parrocchia.

 

(P. Gabriele)

Al Signore che mi ha voluto qui con voi. Alla Comunità dei frati che mi ha accolto con affetto e incoraggiamento. A tutti voi che mi avete accolto con simpatia, stima e calore. Grazie a quanti mi hanno mandato dei messaggi augurali ancor prima della mia venuta qui.

Come avete potuto costatare la comunità dei frati non è più giovane. Non possiamo darvi la giovinezza, ma possiamo darvi la saggezza dei nostri anni, la capacità di ascolto, la pazienza, la dolcezza di un nonno, di un padre e di un fratello.

Sono venuto in mezzo a voi e con me Luciano e Antonio, con gioia e con il desiderio di camminare con voi, possiamo dire, mano nella mano. Non vi nascondo la preoccupazione per un compito e una responsabilità così impegnativa. Confido molto nell'aiuto del Signore, nell'aiuto della comunità dei frati e nel vostro.

Venendo qui ho trovato una bella comunità, viva e vivace. Me ne sono reso conto già questa estate al camposcuola dei ragazzi a Sutrio: una bel gruppo di ragazzi, una squadra bellissima di catechisti - animatori. Questa estate incontrando i ragazzi al camposcuola avevo una maglietta con la scritta: “Voglia di sognare”. Sì desidero ancora sognare assieme a voi.

Sogno una comunità che si ritrova come famiglia alla domenica per pregare insieme. Sogno una comunità che si prende cura in particolare dei bambini, ragazzi, adolescenti e giovani. Sogno una comunità che si prende cura delle famiglie che si stanno formando, di quelle appena formate, e di tutte le famiglie in particolare di quelle in difficoltà e a volte ferite nel loro cammino d'amore.

Sogno una comunità che si prende cura delle persone bisognose, sole e abbandonate. Sogno una comunità accogliente, capace di rispetto e di misericordia. Sogno una comunità dove si sente il bisogno di camminare insieme, di condividere e di aiutarsi l’un l’altro, capace di responsabilità, che sente la parrocchia come la sua famiglia, che sa donare il proprio amore, il proprio tempo e le proprie competenze per il bene di tutti. Sogno una comunità che vuole bene ai frati, che li aiuta ad amare e servire il Signore nei fratelli e sorelle.

Vi chiedo, come lo chiede continuamente Papa Francesco, di pregare per noi frati. Aiutateci a ad essere e a vivere da Frati. Non chiedeteci cose che potete fare anche voi come laici. Non permetteteci di invadere il vostro campo. Aiutateci a sentirci anche noi famiglia e lasciateci il tempo di stare in famiglia per pregare e condividere un po’ di tempo insieme perché è importante per noi come lo è per voi.

Vi portiamo sempre nel nostro cuore e nella nostra preghiera.

Gabriele

SALUTO ALLA COMUNITA’ DI S. FRANCESCO

Trieste, 10 Settembre 2017 (23° domenica del Tempo Ordinario: Ez 33,1.7-9, Sal 94/95; Rm 13,8-10; Mt 18,15-20)

  1. Carissimi fedeli della comunità parrocchiale di s. Francesco (ringrazio anche p. Stefano dei padri gesuiti, parroco della confinante parrocchia del Sacro Cuore di Gesù e d. Andrea Mosca, parroco di Roiano, che rappresentano rispettivamente il nostro Decanato di s. Antonio Taumaturgo e la nostra Diocesi), eccomi qui a salutarvi dopo 8 anni di Grazia vissuti con voi: 4 come vicario e 4 da parroco. E’ stata un’esperienza unica e meravigliosa, per questo voglio dar lode al Signore e benedirlo con voi e grazie a voi!
    Non credo che le parole possano aggiungere molto a quanto portiamo nel cuore (in emozioni e sentimenti, esperienze, fatti che ci hanno messo alla prova e ci hanno fatto crescere nella fede), ma le utilizzerò per lasciare memoria di qualche passo fatto, per me importante.
  2. Innanzitutto, l’esperienza unica di essere vicario e successivamente parroco: questo mi ha aiutato molto a capire le dinamiche relazionali, legate al ruolo che ho ricoperto.
    Quando sei vicario, anche se giovane e creativo, puoi fare tante cose buone e belle, ma sembrano delle aggiunte, dei post-it. Diventi subito simpatico; mal che ti possa capitare, se fai male, la gente ti ignora.
    Quando invece sei parroco tutto cambia: si intensifica in fatiche e gioie; Non pensavo! Anche la cosa più insignificante che fai, è come se tu la generassi. Vi sento carne della mia carne, come un figlio per la propria madre!
  3. Avete sentito la prima lettura, dal profeta Ezechiele: “Tu, pastore, sei responsabile della vita del tuo gregge, avvisalo quando fa qualcosa di male e si trova nel male!” Ed anche il Vangelo, con la necessità della correzione fraterna, fare verità nella carità, con i fratelli a te vicini o affidati a te.
  4. Come vedo il mio essere pastore? Con uno slogan mi definirei il frate delle 3T: Tiberio, parroco Traghettatore a Trieste, verso la RIFORMA della nostra comunità, mediante ACCOGLIENZA E ACCOMPAGNAMENTO, con Misericordia e Tenerezza, Chiarezza e Fermezza.
  5. Ho messo al centro della vita pastorale LE FAMIGLIE, senza dimenticare le singole persone. E’ bello sapere che i ministranti ieri, per me, hanno affrontato e preso la pioggia per poter fare le prove per oggi! In questi giorni di saluto mi è capitato di incontrare persone il cui volto mi era sconosciuto, e che mi hanno fermato ringraziandomi per parole o azioni che hanno colto in me e che ha fatto loro molto bene. Altre, invece, mi avevano chiesto un ascolto ed una parola, e per questo si sono sentite riconciliate con Dio e con la Chiesa e hanno ripreso il loro cammino di fede nella comunità cristiana. Questo mi ha fatto pensare e ringraziare: il Signore lavora sempre, anche nei momenti e modi che tu non puoi prevedere. Grazie Signore per queste piccole gioie che doni ad un piccolo parroco proveniente dalla campagna come me!
  6. Il pastore deve essere un acuto osservatore, un attento ascoltatore, deve saper intuire, progettare, coinvolgere, intercettare i bisogni, le forze e le sofferenze della sua comunità. Deve vigilare su tutti, specie sulle persone più deboli. Anche qui ci viene incontro la parola di Dio di oggi (la Lettera ai Romani): “Siate debitori unicamente dell’amore vicendevole”.
    Ho cercato di prendermi cura dei frati e di voi tutti, sia nei gruppi che singolarmente: tanta fatica, troppo poco tempo per essere presente ovunque, per i frati che siamo. Ho consumato le scale dell’Oratorio, ma non mi sono mai stancato di andare avanti! Ho trovato tanta comprensione e tanta collaborazione per un progetto di pastorale che sappia volare e rischiare: mettersi in discussione volendo incarnare sul serio la Parola di Dio! Sento tanta gratitudine e serenità nel Signore: sempre ho avuto l’apprezzamento del Vescovo e del Ministro Provinciale; è una bella soddisfazione!
  7. E allora, perché vado via? Semplicemente perché, nonostante la sofferenza che sento nel LASCIARE, non trovo altra strada che rispondere SI! Se 8 anni fa, di fronte alla richiesta del Ministro Provinciale di venire a Trieste avessi detto di NO, io ora per voi non sarei nessuno, come pure voi per me.
  8. Con voi ho conosciuto maggiormente me stesso: i miei doni e i miei limiti e quello che il Signore vuole fare di me. Il progetto di vita di s. Francesco, essere umile, servire gli altri con disinteresse, comunicare gioia, sopportare con pazienza le avversità, saper chiedere scusa e offrire il perdono…non credo di essere arrivato, ma forse sono sulla buona strada.
  9. Vi siete accorti che non sono un oratore ma, da buon operaio che ha lavorato in fabbrica e in ospedale, conosco l’importanza del lavorare, progettare, faticare, costruire, condividere e pregare insieme (qualcuno in questi giorni mi ha confidato che, per come avevo iniziato il servizio da parroco, sembravo un frate comunista).
  10. PROGETTARE? (questo è il mio incontro vivo e tribolato con Dio, come Giacobbe quando ha lottato con l’Angelo) Sì, è importante, ma con Dio, e mai senza di Lui. In questi anni ho toccato con mano questa verità cristiana: il 4 ottobre 2013 avevo già un grande progetto da proporre ai miei frati, da vivere con loro; 18 giorni dopo p. Bruno ha scoperto un tumore cerebrale e così iniziavamo una nuova avventura non desiderata, attraverso la sua malattia e morte, che è stata anche una mia piccola morte a me stesso, ai miei pensieri e progetti. Sapete tutti che contavo molto sull’appoggio fisico e spirituale di p. Bruno, mentre da poche settimane erano arrivati come pulcini p. Renzini, p. Pastorello e p. Franco (Trieste è una realtà poco conosciuta dai frati, perché periferica nella geografia della nostra Provincia religiosa, e quindi non facile nell’inserimento: ci vogliono tempi lunghi). Ma Dio è grande! Puoi stare in piedi ed essere forte solo se percorri le sue vie.
    Una famiglia mi ha scritto: “Se affidi la tua vita al Padre, non rimani mai deluso!”
    E così è stato per me. Mi sento cresciuto nella fede e nella carità, niente mi sembra far paura (credo di aver sperimentato di tutto in questi anni: un vero super-test per i miei 50 anni).
  11. Vado nella terra di s. Antonio di Padova, ma da Lisbona. Accolgo l’obbedienza come occasione per riscoprire anch’io la testimonianza di questo grande santo andando nella sua terra natia, ricco dell’esperienza e della fede vissuta con voi. Ma voi non rimanete né orfani né poveri.
    In questi giorni una persona scherzosamente mi ha detto: “Tiberio, tu sei più giovane, ma p. Gabriele è più bello!”. Vedete: anche ciascuno dei parroci ha un “+” che lo contraddistingue. P. Lino ha ristrutturato l’interno della chiesa, io ho sistemato un po’ l’esterno e migliorato dal punto di vista ecologico ed economico la nostra realtà: io non avrei saputo fare quello che ha fatto p. Lino; probabilmente p. Gabriele non sarebbe stato in condizioni di fare quello che io ho fatto, ma lui con la sua ricca esperienza saprà senz’altro intercettare con saggezza i bisogni e la forza di questa comunità che gli consegno. Ma ci vuole mutua fiducia.
  12. Con p. Gabriele e gli altri frati continuerete a confrontarvi, a scontrarvi magari anche, ma sempre nel rispetto dei diversi ruoli e responsabilità: è importante non fare confusione. Con umiltà, fiducia e preghiera, vedrete che il Signore continuerà a guidarvi verso l’unità e la piena comunione: “Dove sono due o tre sono riuniti nel mio nome, là sono io in mezzo a loro”.
  13. Ci scambiamo l’augurio di una serena prosecuzione del nostro rispettivo cammino di vita, nel Signore. Pregate anche per me! Grazie! Até sempre!

 

                                             fra Tiberio Zilio

 

Vedi il saluto della comunità

Caro Tiberio,

questa comunità si è riunita oggi attorno a te per celebrare il giorno del Signore e per ringraziarlo del dono di questo periodo in cui sei rimasto con noi.

Hai dimostrato di avere le idee chiare e di avere ben presente la via da seguire. Hai saputo chiedere e ottenere l’aiuto di tanti laici che hanno condiviso la tua visione dell’agire. Molti hanno così scoperto il piacere di sentirsi parte attiva della Chiesa. Questo ha favorito la creazione di una parrocchia viva, ricca d’idee, in cui chi ha voglia di impegnarsi e partecipare, può farlo, nel contesto di un gruppo disponibile al confronto e ricco di talenti, di dialettica e di stimolanti differenze.

Ci hai dato sicurezza con la tua parola; ci hai dato energia con i consigli e le tue risposte sempre pronte. Ci hai incoraggiato a cambiare il nostro modo di vivere la fede. Ci hai incitato ad essere cristiani “coerenti”, in tutte le manifestazioni della nostra vita sociale, a partire dalla famiglia, e poi nel lavoro e nella società civile. Ci hai insegnato che essere veri cristiani è scomodo, ci si sporca le mani e talvolta si è perdenti su questa Terra. Ci hai ricordato che Cristo non è venuto a proporci il “quieto vivere”, come obiettivo, ma la salvezza eterna. Ci hai insegnato a considerare la Parrocchia come la nostra casa (anche se la nostra casa è un po’ più riscaldata) e, si sa, che a casa, ci si sente a proprio agio, se si condividono gli stessi valori e le stesse esperienze. Ci hai insegnato ad amare sempre di più la famiglia francescana, anche accompagnandoci nei luoghi cari a S. Francesco e S. Antonio, dove ci hai fatto correre con un occhio sempre all’orologio, per stare nei tempi che tu avevi pianificato nel dettaglio con estrema minuziosità.

Sei stato coraggioso! Hai saputo mostrare anche i tuoi limiti, e per questo ti abbiamo apprezzato ancora di più. Sei stato anche un amico, per molti di noi! Sei stato l’amico “vero”, quello che vuole il tuo bene, la tua salvezza. La tua sensibilità ha saputo valorizzare ognuno di noi con sapienti apprezzamenti e continui incoraggiamenti. Sei stato sempre disponibile per tutti, ma hai diversificato il tuo rapportarti con ciascuno di noi, in modo che tutti ci potessimo sentire compresi e incoraggiati a donare i nostri talenti.

Ti siamo grati per le responsabilità che ti sei preso, accollandoti decisioni non facili, correndo su e giù per le scale della Parrocchia talmente velocemente da vedere solo il lembo del tuo saio che aleggiava.

Per tutte queste qualità, e per il tuo impegno, caro Tiberio, ti ringraziamo di cuore. Ci sentiamo privilegiati per averti conosciuto e apprezzato. Ora la nostra comunità si accinge a salutare nuovamente, e dopo poco tempo, il proprio parroco. Questa è per noi una prova difficile, per l’unione che si era creata tra te e questa comunità. Siamo consapevoli che questo trasferimento sia ancora più difficile per te.

Accettando la proposta che ti è stata fatta, pur coi dubbi ed i timori comuni a tutti gli uomini, ci hai mostrato concretamente cosa vuol dire “sia fatta la Tua volontà”. Per questo esempio, anche noi abbiamo accettato, seppure sia naturale il dolore e un po’ di disorientamento. Siamo però convinti che la tua opera sia in questo momento necessaria nella fraterna comunità francescana di Lisbona. Grazie Tiberio, anche per quest’ultimo tuo insegnamento. Ora ci affidiamo con fiducia, come anche tu ci suggerisci, nelle mani del nostro nuovo pastore, Padre Gabriele.

Caro Padre Gabriele, cercheremo di portare avanti i progetti, di far crescere la comunità, di renderla ancora più viva con la tua guida. Siamo consapevoli che troverai una realtà con alcuni limiti, ma anche con molte risorse umane e spirituali, frutto del lavoro di coloro che ti hanno preceduto.

Caro Tiberio, noi chiediamo al Signore che ti possa sempre lasciare questo desiderio forte che hai di Lui, ti sostenga sempre nel tuo ministero sacerdotale ovunque sarai e che ti aiuti a realizzare il Suo disegno per la comunità di Lisbona.

Grazie Tiberio!

 Dopo 8 anni di Grazia vissuti a Trieste, mi accingo a partire per una nuova missione: Lisbona (Portogallo). Se qualcuno mi chiede cosa provo nel cuore, rispondo: tanta gratitudine, a Dio e a voi tutti! Dunque niente tristezza, sofferenza e fatica? Tanta anche quella, ma per fortuna è curata dal balsamo della riconoscenza al Signore per quanto di bello, intenso e coinvolgente nella fede mi ha fatto sperimentare con voi.

“LASCIARE” è un verbo difficile da declinare, e a cui non ci si vuole facilmente abituare.  Con la “Povertà” ha a che fare, e con l’Obbedienza pure.

Il problema è quello dei legami umani…(Il piccolo principe insegna: “E’ il tempo che hai speso per la tua rosa che ha reso la tua rosa così importante; e ne è valsa la pena di spendere tutto quel tempo per lei!”).

Mi sento privilegiato di aver potuto, anche se per soli 4 anni, guidare come parroco questa viva comunità cristiana di San Francesco. Mi pare che le nuove famiglie giovani che si sono inserite nella formazione cristiana, l’angolo dei bambini in chiesa e il Parco delle famiglie nello spazio esterno dell’Oratorio appena inaugurato siano dei segni incoraggianti nel senso di una riforma della Chiesa che non poteva ulteriormente aspettare: grazie all’appoggio dei miei frati e alla vostra fiducia riposta anche in me, abbiamo allargato il cerchio del servizio nella comunità e abbiamo incontrato tanti fratelli e sorelle desiderosi di condividere con noi il cammino della fede e la testimonianza nella solidarietà.

Mi sono trovato bene con tutti: bambini e giovani famiglie, ragazzi e giovani, adulti e le signore diversamente giovani della “Fraternitas”.

Sono convinto che, alla fine, non ci lasciamo, ma semplicemente ci separiamo fisicamente, perché la preghiera reciproca e la vera amicizia  ci manterranno uniti nel Signore, unica cosa importante.

Per questo non voglio salutarvi con un “Arrivederci!” ma con il saluto portoghese “Até sempre”, che significa: “Uniti, sempre!”.

Che Dio vi benedica!

fr. Tiberio

Dopo 8 anni di presenza a Trieste, mi è stato ora chiesto di togliere l’ancora e salpare verso l’Oceano Atlantico, attraccando a Lisbona (Portogallo), dove i Frati Minori Conventuali hanno una comunità in zona Chelas, quartiere di periferia, dove brulicano tante famiglie povere di diverse nazionalità: dall’America Latina, dall’Africa e dall’Asia.

E’ la terra dove è nato il nostro s. Antonio! Qualcuno, divertito, afferma giustamente che io faccio il viaggio opposto: lui ha evangelizzato l’Italia del nord, e io vado ad evangelizzare la sua terra natia.

Pur nel rammarico di dover lasciare questa bella comunità e città, mi sarà gradito ringraziare il Signore con voi per quanto abbiamo vissuto insieme, in un cammino di fede e di carità.

A seguire, ci sarà un momento di agape nel cortile del Franciscanum per potervi salutare personalmente, seppur velocemente. Chi volesse contribuire con qualche torta salata o dolce, può portarli il giorno stesso, prima della messa, in Franciscanum. GRAZIE!

Ci sono sempre più fedeli che ci chiedono come possono aiutare la nostra chiesa.

L’aiuto principale è costituito dal fatto di sentirci uniti come famiglia di Dio, impegnati nello stesso cammino di conversione tracciato da Gesù.
Se preghiamo e cresciamo nella fede insieme, anche questa condivisione sarà una bella testimonianza per il mondo di oggi.
Il lavoro, poi, e l’aiuto economico completeranno il quadro di una Chiesa in costruzione!

CHI VOLESSE FARE DONAZIONI alla PARROCCHIA DI S. FRANCESCO
(per i poveri, per i lavori da fare,…),
IBAN: IT46D0103002233000001420619

Specificare sempre la causale del bonifico, grazie!

 

Stiamo lavorando per rendere l'oratorio un luogo più accogliente

Guarda qui cosa stiamo realizzando e come puoi contribuire.

Ci lasciamo guidare dalla sapienza di S. Teresa di Calcutta, che tutti già conosciamo e simpatiziamo:

Le parole gentili possono essere brevi e facili da pronunciare, ma il loro eco è davvero infinito.


Fate che chiunque venga a voi se ne vada sentendosi meglio e più felice. Tutti devono vedere la bontà del vostro viso, nei vostri occhi, nel vostro sorriso. La gioia traspare dagli occhi, si manifesta quando parliamo e camminiamo. Non può essere racchiusa dentro di noi. Trabocca. La gioia è molto contagiosa!


Trova il tempo di pensare

Trova il tempo di pregare

Trova il tempo di ridere: è la fonte del potere, è il più grande pote- re sulla Terra; è la musica dell’anima!

Trova il tempo per giocare

Trova il tempo per amare ed essere amato

Trova il tempo di dare: è il segreto dell’eterna giovinezza; è il privi-legio dato da Dio. La giornata è troppo corta per essere egoisti!

Trova il tempo di leggere

Trova il tempo di essere amico

Trova il tempo di lavorare: è la fonte della saggezza, è la strada della felicità, è il prezzo del successo!

Trova il tempo di fare la carità: è la chiave del Paradiso!