SALUTO ALLA COMUNITA’ DI S. FRANCESCO

Trieste, 10 Settembre 2017 (23° domenica del Tempo Ordinario: Ez 33,1.7-9, Sal 94/95; Rm 13,8-10; Mt 18,15-20)

  1. Carissimi fedeli della comunità parrocchiale di s. Francesco (ringrazio anche p. Stefano dei padri gesuiti, parroco della confinante parrocchia del Sacro Cuore di Gesù e d. Andrea Mosca, parroco di Roiano, che rappresentano rispettivamente il nostro Decanato di s. Antonio Taumaturgo e la nostra Diocesi), eccomi qui a salutarvi dopo 8 anni di Grazia vissuti con voi: 4 come vicario e 4 da parroco. E’ stata un’esperienza unica e meravigliosa, per questo voglio dar lode al Signore e benedirlo con voi e grazie a voi!
    Non credo che le parole possano aggiungere molto a quanto portiamo nel cuore (in emozioni e sentimenti, esperienze, fatti che ci hanno messo alla prova e ci hanno fatto crescere nella fede), ma le utilizzerò per lasciare memoria di qualche passo fatto, per me importante.
  2. Innanzitutto, l’esperienza unica di essere vicario e successivamente parroco: questo mi ha aiutato molto a capire le dinamiche relazionali, legate al ruolo che ho ricoperto.
    Quando sei vicario, anche se giovane e creativo, puoi fare tante cose buone e belle, ma sembrano delle aggiunte, dei post-it. Diventi subito simpatico; mal che ti possa capitare, se fai male, la gente ti ignora.
    Quando invece sei parroco tutto cambia: si intensifica in fatiche e gioie; Non pensavo! Anche la cosa più insignificante che fai, è come se tu la generassi. Vi sento carne della mia carne, come un figlio per la propria madre!
  3. Avete sentito la prima lettura, dal profeta Ezechiele: “Tu, pastore, sei responsabile della vita del tuo gregge, avvisalo quando fa qualcosa di male e si trova nel male!” Ed anche il Vangelo, con la necessità della correzione fraterna, fare verità nella carità, con i fratelli a te vicini o affidati a te.
  4. Come vedo il mio essere pastore? Con uno slogan mi definirei il frate delle 3T: Tiberio, parroco Traghettatore a Trieste, verso la RIFORMA della nostra comunità, mediante ACCOGLIENZA E ACCOMPAGNAMENTO, con Misericordia e Tenerezza, Chiarezza e Fermezza.
  5. Ho messo al centro della vita pastorale LE FAMIGLIE, senza dimenticare le singole persone. E’ bello sapere che i ministranti ieri, per me, hanno affrontato e preso la pioggia per poter fare le prove per oggi! In questi giorni di saluto mi è capitato di incontrare persone il cui volto mi era sconosciuto, e che mi hanno fermato ringraziandomi per parole o azioni che hanno colto in me e che ha fatto loro molto bene. Altre, invece, mi avevano chiesto un ascolto ed una parola, e per questo si sono sentite riconciliate con Dio e con la Chiesa e hanno ripreso il loro cammino di fede nella comunità cristiana. Questo mi ha fatto pensare e ringraziare: il Signore lavora sempre, anche nei momenti e modi che tu non puoi prevedere. Grazie Signore per queste piccole gioie che doni ad un piccolo parroco proveniente dalla campagna come me!
  6. Il pastore deve essere un acuto osservatore, un attento ascoltatore, deve saper intuire, progettare, coinvolgere, intercettare i bisogni, le forze e le sofferenze della sua comunità. Deve vigilare su tutti, specie sulle persone più deboli. Anche qui ci viene incontro la parola di Dio di oggi (la Lettera ai Romani): “Siate debitori unicamente dell’amore vicendevole”.
    Ho cercato di prendermi cura dei frati e di voi tutti, sia nei gruppi che singolarmente: tanta fatica, troppo poco tempo per essere presente ovunque, per i frati che siamo. Ho consumato le scale dell’Oratorio, ma non mi sono mai stancato di andare avanti! Ho trovato tanta comprensione e tanta collaborazione per un progetto di pastorale che sappia volare e rischiare: mettersi in discussione volendo incarnare sul serio la Parola di Dio! Sento tanta gratitudine e serenità nel Signore: sempre ho avuto l’apprezzamento del Vescovo e del Ministro Provinciale; è una bella soddisfazione!
  7. E allora, perché vado via? Semplicemente perché, nonostante la sofferenza che sento nel LASCIARE, non trovo altra strada che rispondere SI! Se 8 anni fa, di fronte alla richiesta del Ministro Provinciale di venire a Trieste avessi detto di NO, io ora per voi non sarei nessuno, come pure voi per me.
  8. Con voi ho conosciuto maggiormente me stesso: i miei doni e i miei limiti e quello che il Signore vuole fare di me. Il progetto di vita di s. Francesco, essere umile, servire gli altri con disinteresse, comunicare gioia, sopportare con pazienza le avversità, saper chiedere scusa e offrire il perdono…non credo di essere arrivato, ma forse sono sulla buona strada.
  9. Vi siete accorti che non sono un oratore ma, da buon operaio che ha lavorato in fabbrica e in ospedale, conosco l’importanza del lavorare, progettare, faticare, costruire, condividere e pregare insieme (qualcuno in questi giorni mi ha confidato che, per come avevo iniziato il servizio da parroco, sembravo un frate comunista).
  10. PROGETTARE? (questo è il mio incontro vivo e tribolato con Dio, come Giacobbe quando ha lottato con l’Angelo) Sì, è importante, ma con Dio, e mai senza di Lui. In questi anni ho toccato con mano questa verità cristiana: il 4 ottobre 2013 avevo già un grande progetto da proporre ai miei frati, da vivere con loro; 18 giorni dopo p. Bruno ha scoperto un tumore cerebrale e così iniziavamo una nuova avventura non desiderata, attraverso la sua malattia e morte, che è stata anche una mia piccola morte a me stesso, ai miei pensieri e progetti. Sapete tutti che contavo molto sull’appoggio fisico e spirituale di p. Bruno, mentre da poche settimane erano arrivati come pulcini p. Renzini, p. Pastorello e p. Franco (Trieste è una realtà poco conosciuta dai frati, perché periferica nella geografia della nostra Provincia religiosa, e quindi non facile nell’inserimento: ci vogliono tempi lunghi). Ma Dio è grande! Puoi stare in piedi ed essere forte solo se percorri le sue vie.
    Una famiglia mi ha scritto: “Se affidi la tua vita al Padre, non rimani mai deluso!”
    E così è stato per me. Mi sento cresciuto nella fede e nella carità, niente mi sembra far paura (credo di aver sperimentato di tutto in questi anni: un vero super-test per i miei 50 anni).
  11. Vado nella terra di s. Antonio di Padova, ma da Lisbona. Accolgo l’obbedienza come occasione per riscoprire anch’io la testimonianza di questo grande santo andando nella sua terra natia, ricco dell’esperienza e della fede vissuta con voi. Ma voi non rimanete né orfani né poveri.
    In questi giorni una persona scherzosamente mi ha detto: “Tiberio, tu sei più giovane, ma p. Gabriele è più bello!”. Vedete: anche ciascuno dei parroci ha un “+” che lo contraddistingue. P. Lino ha ristrutturato l’interno della chiesa, io ho sistemato un po’ l’esterno e migliorato dal punto di vista ecologico ed economico la nostra realtà: io non avrei saputo fare quello che ha fatto p. Lino; probabilmente p. Gabriele non sarebbe stato in condizioni di fare quello che io ho fatto, ma lui con la sua ricca esperienza saprà senz’altro intercettare con saggezza i bisogni e la forza di questa comunità che gli consegno. Ma ci vuole mutua fiducia.
  12. Con p. Gabriele e gli altri frati continuerete a confrontarvi, a scontrarvi magari anche, ma sempre nel rispetto dei diversi ruoli e responsabilità: è importante non fare confusione. Con umiltà, fiducia e preghiera, vedrete che il Signore continuerà a guidarvi verso l’unità e la piena comunione: “Dove sono due o tre sono riuniti nel mio nome, là sono io in mezzo a loro”.
  13. Ci scambiamo l’augurio di una serena prosecuzione del nostro rispettivo cammino di vita, nel Signore. Pregate anche per me! Grazie! Até sempre!

 

                                             fra Tiberio Zilio

 

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