Caritas

L'assistenza alle persone ed alle famiglie della Parrocchia bisognose di aiuto viene curata dalla Caritas Parrocchiale, attiva da anni e che opera in collaborazione con la Caritas Diocesana e i Servizi Sociali del Comune.

ORARIO DI SERVIZIO DELLA CARITAS PARROCCHIALE:

Servizio spesa: 1° e 3° venerdì del mese 17.00/18.00

Servizio ascolto: 2° e 4° mercoledì del mese 17.00/18.00

Per ulteriori informazioni: tel. 040.2417008

 

 

La Caritas della nostra parrocchia invita tutti i parrocchiani a portare qualcosa la domenica. I beni necessari per aiutare le famiglie seguite sono:

riso, pasta, pastina x brodo, latte, fagioli, piselli, tonno, sgombro in scatola, polenta, pan bauletto, cereali x colazione, biscotti, marmellata, crema da spalmare, merendine x la scuola, succhi frutta brick x la scuola, zucchero, farina, minestre in busta, risotti in busta, sughi pronti, pesto, doccia shampoo, spazzolini, dentifrici, detersivo pavimenti, detersivo lavatrice, detersivo piatti, assorbenti, Pannolini n°5, sapone liquido, saponette, carta igienica, fazzoletti di carta x naso, deodoranti, spugnette x lavare piatti

 
I beni potranno essere consegnati nel contenitore presente nell'altare dedicato alla Madonna.
Grazie mille.
 

(continua)

7. L'approccio che la nostra Caritas vuole adottare è quello del Welfare generativo, che favorisce una migliore gestione delle risorse (umane e materiali) dei poveri e attiva la forza della speranza nella presa di responsabilità da parte delle famiglie aiutate. Ci impegniamo a conoscere meglio questo sistema operativo della carità perché il nostro intervento generi maggiore autonomia, e non maggiore dipendenza (che si riscontra spesso e volentieri dove l’aiuto è orientato quasi esclusivamente in senso economico).
8. CARITA': è dare senza aspettare il contraccambio; RINGRAZIAMENTO: è restituire con un gesto/segno quanto ricevuto perché, alla fine, ogni persona umana ha bisogno (e può farlo!) di dare e ricevere; “Non c’è nessun ricco che non abbia bisogno di ricevere e nessun povero che non possa dare”. Senza chiedere niente alle persone/famiglie da noi seguite, cerchiamo di costruire relazioni e ponti offrendo loro la possibilità di ringraziare con libertà e creatività.

9. Non lasceremo perdere l’occasione ai poveri di inserirsi, sempre con libertà, nella vita della comunità parrocchiale, nei tempi e nelle modalità che troveremo opportune. Per esempio nella festa di S. Francesco e di S. Antonio, con la partecipazione ai giochi e alla cena fraterna. Ciò darà reciproca possibilità di conoscersi, rispettarsi e aiutarsi, creando integrazione sociale. Favorirà inoltre la possibilità che altri gruppi parrocchiali, una volta passata la situazione di emergenza, si assumano l’impegno di continuare ad accompagnare la persona/famiglia che ha chiesto aiuto.

10. Come Caritas parrocchiale ci impegniamo non solo a mantenere il costante rapporto di aiuto con quella diocesana, ma anche a migliorare il collegamento con le altre equipes parrocchiali del Decanato di s. Antonio Taumaturgo. Non sarà solo una reciproca comunicazione di nomi degli assistiti ma anche un confronto dei metodi di operatività.

 

Il nostro Arcivescovo chiede ad ogni parrocchia di tenere questa linea di informazione e di aiuto:

  • Chi vuole aiutare con offerte in danaro, le consegni alla Caritas parrocchiale o a quella diocesana;
  • Chi chiede un aiuto economico, si rivolga alla Caritas parrocchiale o a quella diocesana.

In questo modo evitiamo il disagio ed imbarazzo che si crea con le persone che chiedono l’elemosina fuori della porta di chiesa. Non c’è nessun divieto o peccato nel fare un’offerta libera alla persona simpatica che ce lo chiede, ma certamente non è la maniera migliore (la più sbrigativa, sì) per aiutare le persone bisognose e per fare la carità, insieme.

In comunione con il Vescovo ... è meglio!

 

 

In due puntate (questo numero e il prossimo) la Caritas parrocchiale desidera condividere con tutti i parrocchiani le sue linee di orientamento verso le persone/famiglie in difficoltà.

1. La carità che siamo chiamati a vivere con i fratelli e le sorelle bisognose è la carità e la compassione di Cristo. Riconoscendo che la Caritas parrocchiale non può sussistere autonomamente ma in relazione con la carità del vescovo, come operatori abbiamo bisogno di una formazione continua, mettendoci in linea con il progetto della Caritas diocesana e le indicazioni del parroco, primo responsabile della Caritas parrocchiale.

2. Ci incontriamo almeno una volta al mese per confrontarci tra di noi e con il parroco per intraprendere, di volta in volta, l’intervento più opportuno per essere la carità del Signore per i vari fratelli che bussano alla porta della nostra Chiesa, facendo costantemente riferimento agli obiettivi comuni prefissati, qui elencati. Il nostro compito è quello di lavorare in equipe per elaborare le informazioni e formulare le risposte più adeguate e possibili.

3. Ci impegniamo a partecipare agli eventuali momenti di formazione promossi dalla Caritas diocesana o da altri Enti su temi affini (carità, volontariato, accompagnamento delle persone bisognose,…), perché comprendiamo che questo impegno non è una mera distribuzione di servizi di beni materiali, ma principalmente uno strumento pedagogico. Ci è richiesto, infatti, di saper identificare i bisogni che vanno oltre le richieste espresse.

4. “Essere carità” è diverso da “fare l’elemosina”. Quindi la prima cosa che faremo sarà ascoltare chi ci chiede aiuto per farci “prossimi”. Secondo: una volta raccolte le informazioni della situazione di bisogno della persona e/o della famiglia, faremo in modo di coinvolgere attivamente la/le persone, per stimolare speranza. Terzo: cercheremo di aiutare individuando i reali bisogni del richiedente, sentendo anche i Servizi sociali per fare ciascuno la propria parte. Si procederà, di tanto in tanto, a delle verifiche per vedere se raggiungiamo l’obiettivo fissato. Più che l’aiuto economico sarà importante il nostro sostegno umano e cristiano, visitando e consigliando ogni membro ad attivarsi per uscire dalla situazione di bisogno (accompagnamento verso l’autonomia). Se riterremo opportuno e ne avremo la possibilità, in alcuni casi interverremo con un aiuto economico, verificando il giusto destino. L’esperienza insegna che non è pagando che si trova il miglioramento, ma formulando progetti e lavorando in rete.

5. Carità è un aiuto che dice "prendersi cura": "Siamo qui per aiutarti senza sostituirci a te; siamo un segno d'amore ed una presenza ma non la soluzione di tutti i tuoi/vostri problemi”. Questo sarà il nostro abituale approccio con quanti ci chiedono un aiuto, con pazienza e l’ottimismo stampato sul nostro volto. ACCOGLIENZA, infatti, significa principalmente riconoscere la persona che abbiamo di fronte e il senso del limite.
ACCOMPAGNAMENTO è diverso da MANTENIMENTO.

6. La carità usa cuore e intelligenza, e si fa insieme: non è dunque sentimentalismo né commiserazione, bensì compassione. Anche se con difficoltà, cercheremo di distaccarci da queste deviazioni nocive della carità, affinché la vista del povero non sia fonte di gioia per noi (perché così ci sentiamo utili e gratificati), ma la nostra gioia risieda nel vedere il bisognoso che risponde con dignità e senso di responsabilità attivando ogni risorsa a sua disposizione per avviarsi verso l’autonomia.