Testo dell'omelia del 13 settembre 2026
Questa sera vorrei condividere con voi alcune tappe e momenti che hanno accompagnato e segnato questi miei 50 anni di vita sacerdotale (24 giugno 1976 – 24 giugno 2026).
Forse mi rendo conto solo ora, ma il giorno più bello della mia vita è stato quando l’amore di papà e mamma mi hanno messo al mondo. In quel momento ha iniziato a prendere forma il sogno di Dio su di me. Un Dio felice che si è subito innamorato di me perché vedeva in me la possibilità di realizzare il suo sogno d’amore. Mi ha educato una famiglia religiosa che pregava perché in me si realizzassero non tanto i loro sogni, ma quelli di Dio.
Frequento la scuola media in un grande collegio vicino al mio paese. Seguo le scuole superiori e il liceo.
A quel punto sono chiamato a fare una scelta: Mi sento confuso e chiedo continuamente al Signore che mi illumini. Signore che cosa vuoi che io faccia? E che fa il Signore? mi mette accanto una ragazza di cui mi innamoro. Un periodo bellissimo, un’esperienza necessaria e indispensabile per la mia vita futura: scoprire la bellezza, la tenerezza, la dolcezza, la forza, l’entusiasmo, la passione di una relazione affettiva.
Alla fine Gesù mi dice: ti ho fatto sperimentare la bellezza di una relazione umana che ho inventato io da quando ho creato l’uomo e la donna. A te però vorrei donarti qualcosa che potrà riempire pienamente il tuo cuore: ho bisogno di te per far sperimentare il mio amore non solo ad alcune persone ma a tutte le persone che incontrerai. A te la scelta. Sentivo che quella relazione umana pur bella e significativa non mi bastava per sentirmi pienamente a mio agio. Mi mancava qualcosa. E questo qualcosa me lo dava Gesù. Lasciai allora la dolcezza di quelle mani e di quel volto per prendere altre mani, quelle di Gesù, per altri sogni. Lasciai una realtà bellissima per un’altra altrettanto bella.
Altro momento significativo per la mia vita: Il giorno in cui le mie mani sono state consacrate dal sacro crisma e dall’imposizione delle mani del Vescovo. La mia prima Messa. L’emozione e la paura. Guardavo incredulo le mie mani profumate dal sacro Crisma. Quelle mani ora hanno il potere di portare Gesù in terra, sull’altare e donarlo a tutti. Ne sarò degno? E Gesù: Non mi interessano i tuoi limiti, mi interessa il tuo cuore. Finché il tuo cuore batterà per me, a tutto il resto penserò io. Non ti ho scelto perché sei buono, perché non commetterai nessun sbaglio. Ti ho scelto: punto.
Il mondo scout che ho seguito per diversi anni. Altro momento significativo per la mia vita. La scoperta del volto di Dio nella natura. Immergermi nella infinita bellezza che Dio aveva creato per me: sentire i suoi passi e la sua voce nel canto degli uccelli, nel fruscio del vento, nel mormorio dell’acqua di un torrente, nel profumo della varietà dei fiori, negli infiniti disegni delle nuvole in cielo, nel refrigerio di una pioggia d’estate, nel manto soffice della neve, nell’imponenza delle montagne, nello stupore di un’alba o di un tramonto lungo la riva del mare. Che bellezza, che emozione poter celebrare la Messa nella cattedrale più bella del mondo: la natura. Laudato sii mio Signore per tutte le tue creature, aveva cantato Francesco d’Assisi. E ora era anche il mio canto.
Ancora: L’incontro con un disabile. I miei primi 13 anni di sacerdote li ho vissuti un Istituto che accoglieva minori in difficoltà famigliari e disabili. Anni che hanno forgiato la mia mente e il mio cuore. Un giorno durante la celebrazione eucaristica, allo scambio della pace, un giovane disabile dal volto sorridente mi viene incontro e mi abbraccia forte forte. In quel momento ho provato una sensazione dolcissima, qualcosa di misterioso che non sono mai stato capace di spiegare. Come se Gesù mi dicesse: mi vuoi veramente incontrare? Vuoi essere amato veramente? Accogli tra le tue braccia con rispetto il piccolo, il povero, il debole.
Ed ecco che il Signore mi conduce a condividere la mia vita con persone con problemi di droga e alcol e altre dipendenze. Il periodo più intenso, faticoso e bello della mia vita. Gesù mi ha condotto tra queste persone perché mi voleva cambiare completamente. E ci è riuscito. Inizialmente predominava in me ancora il giudizio e la morale e con questo atteggiamento non riuscivo ad avere una relazione vera ed empatica con i ragazzi e giovani con in quali vivevo. Alla fine Gesù mi fece crollare: nel momento in cui stavo pensando che non sarei resistito a lungo in quel luogo, un giorno mi si avvicinò un ragazzo e mi disse: perché ce l’hai su con noi? No, non è vero, mi difesi. Sì, continuò: noi lo sentiamo, tu non ci accetti per quello che siamo, in cuor tuo ci giudichi per quello che abbiamo fatto. Siamo stanchi di essere sempre giudicati, abbiamo bisogno di un po’ di affetto che più nessuno ci dà per i nostri errori. Rimasi senza parole. La mia preghiera si fece più intensa quel giorno e chiedevo insistentemente a Gesù che mi donasse il suo cuore e il suo sguardo. Gesù mi fece capire che da un anno ci stava provando ma io ero troppo preso dalle regole e dal giudizio che mi rendevano insensibile di fronte al dolore e alle fatiche di quei ragazzi. Preso coscienza di questo ho buttato all’aria, per così dire, regole e morale e mi avvicinai con un cuore nuovo a loro. Ora guardavo quei volti segnati e spesso rovinati dall’abuso di sostanze e andavo oltre: vedevo ancora la loro bellezza purtroppo incrostata e deturpata da uno stile di vita sbagliato. Ma quella bellezza c’era ancora e con loro cercavo che potesse riapparire nuovamente. Mi sentivo finalmente libero potendo vedere in loro nuove possibilità di vita al di là dei loro errori. Se ne accorsero e si creò subito un’empatia meravigliosa. Quei ragazzi furono per me dei maestri. Mi insegnarono che ogni persona va prima accolta con rispetto e attenzione e non catalogata in una regola, in un giudizio. Anche oggi mi pongo sempre la domanda: che cosa farebbe Gesù al mio posto in questo momento, in questa situazione e con questa persona. Mentalmente sfoglio il Vangelo cercando il suo insegnamento. Così facendo non elimino le regole, ma la mia attenzione va prima alla persona, accanto alla sua fatica e al suo dolore o alla sua gioia. E Gesù mi sa dare ogni volta la risposta migliore per la persona.
Infine la parrocchia. Una realtà bellissima che ti fa allargare il cuore verso tantissime persone: dai più piccoli, ai giovani, agli adulti e agli anziani. Immergermi nelle gioie, nelle fatiche, nel dolore di tante persone per donare loro non tante parole ma soprattutto vicinanza, rispetto e affetto.
Alla fine dopo 50 anni di vita sacerdotale mi rendo sempre più conto che Gesù fin dall’inizio mi ha preso per mano e mi ha condotto con infinita pazienza per i suoi sentieri, anche se io spesso gli opponevo resistenza, mandandomi sempre le persone giuste al momento giusto, i suoi angeli sotto svariate forme: persone, avvenimenti, situazioni, ecc..
Momenti di difficoltà, di sbagli, di errori ne ho commessi, ma sempre Gesù mi è stato accanto: non aver paura se sbagli, mi diceva, se pecchi, perché io sarò capace di trasformare la tua debolezza in momenti di forza. Tu continua a volermi bene. E ora mi accorgo che attraverso gli sbagli, gli errori Gesù ha reso il mio cuore più misericordioso privo di giudizio e arroganza. Ed è una sensazione bellissima di libertà.
Riconosco che l’incontro più importante e vitale è sempre stata l’Eucaristia. Quando ogni giorno ho tra le mie mani il corpo di Gesù e mi nutro di Lui, il mio corpo e il mio cuore ritrova energia. Ogni giorno Gesù mi ripete: Gabriele cerca di amare come io ti ho e ti amo. Ogni giorno assieme a quel pane e a quel vino porto tutte le persone che ho incontrato e incontro, la sofferenza di tante persone sole e ammalate, le preghiere dell’umanità intera.
E poi Maria: quando mi accosto a lei, le sue parole mi risuonano sempre: Gabriele fai quello che ti dice mio Figlio. Fidati, vedrai che tutto andrà sempre bene anche se questo bene tu non sempre riuscirai a vederlo. E ha avuto e ha sempre ragione.
E’ bello essere qui questa sera a ringraziare il Signore assieme a voi assieme ad Antonio di Padova per il dono di questi 50 anni di vita sacerdotale. Il Signore mi ha condotto qui e voi siete state e continuate ad essere, a vario titolo, le persone giuste nel momento giusto. Grazie a voi tutti.
Un grazie ai miei confratelli di questi anni a Trieste. Come si esprimeva Francesco di Assisi: un dono. Il Signore mi donò dei fratelli. A volte il dono si presentava un po’ sgualcito, povero, ma sempre un dono che rendeva bella la mia vita.
E’ il momento anche di chiedere scusa per le mie fragilità. So che non sono stato capace di amare tutti come desiderava Gesù e tante persone ne hanno sofferto. Chiedo scusa a tutti e a ciascuno in particolare e ogni giorno prego per coloro che non sono riuscito ad amare abbastanza.
Grazie
Trieste 13 giugno 2026